Si chiama R.M., il sessantenne originario di Pescara che ha inventato uno strumento utile a molti cacciatori, ma anche a chi abita in zone rurali e teme l'attacco dei cinghiali. L'uomo - che con una punta di pudore e di modestia ormai desuete ai nostri giorni - desidera restare anonimo, ha realizzato un prototipo di trappola per cinghiali basandosi sul semplice meccanismo della comune trappola per topi. Depositando sulla tavola un piccolo frammento di tartufo bianco di Alba, di cui i cinghiali vanno pazzi, è quindi possibile catturare la bestia feroce evitando l'utilizzo di armi da fuoco o di altri espedienti decisamente scomodi e non esenti da rischi.
Nel nostro paese sempre pronto a scandalizzarsi per fuori-onda di presentatori e veline poco vestite la notizia è passata inosservata: il carbonio, un elemento chimico indispensabile (in certe misure e condizioni) alla vita umana è potenzialmente molto pericoloso. La ricerca in questione, pubblicata sulla "Chemical Society Reviews", era in realtà dedicata a nuovi ritrovati farmaceutici atti alla cura dei tumori al seno. Quasi per caso, come spesso avviene nell'ambito della ricerca scientifica, alcuni esperimenti di controllo correlati alle proprietà del timochinone hanno portato alla scoperta che alcune cellule di tessuti sani tendono a proliferarsi secondo una scala logaritmica in rapporto all'esposizione da carbonio, a causa di un processo chimico noto agli esperti come interferenza molecolare Jaw che riguarda gli isotopi del carbonio. Se il risultato della sperimentazione sui ratti fosse confermato, ci troveremmo di fronte ad un momento epocale nella storia...

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